Voglio essere pronta, pronta a riceverla.
E con lei, e con le voci del risveglio e i rumori dell’aia, sbattermi via di dosso l’odore della notte, come briciole dalla tovaglia.
E vestirmi con colori nuovi, leggeri e volanti, e sentirmi nuova io stessa.
Che questa notte non mi appartiene, che questi occhi non sono miei, che questa anima non è la mia.
Voglio che entri qui, qui, trovandomi ad aspettarla. Che con lei mi sento per una scheggia di secondo unica testimone di tutto il fragile dell’universo. Mi sento così sola con lei. Una solitudine felice, se si può dire, una
solitudine di privilegio. I miei circoli torbidi di pensieri notturni si
sciolgono come zucchero nel tè caldo e io ricomincio a vedere.
Abito nuovo, leggero e volante.
Voglio che entri aria in questa casa, voglio corrente che si insegue di stanza in stanza. Perché questo vento, a quest’ora, mi bisbiglia altre storie. Le raccoglie per strada e le getta in faccia a chi ha tempo per ascoltare.
All’alba queste voci sono più chiare e io non mi voglio perdere una parola.
Spero sempre di raccogliere qui i perché che non mi sono stati dati o che non ho avuto il coraggio di domandare.
L’aria neniosa entra ritmica e segue i contorni delle cose, riempie i vasi e ogni cavità che incontra. Quattro petali di rosa a terra, la porta della cucina che violenta sbatte, l’aroma di caffé che dalla moka viene rapito e portato altrove. L’odore di nuovo dell’ abito bianco, il pelo del gatto, i grani di sabbia nascosti tra le pagine del libro.
Ed io resto qua ad interpretare segni come misteriosi fondi di tazze di caffé.
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venerdì 27 giugno 2008
|12| Voci nell’aria
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