lunedì 19 maggio 2008

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E mi esprimo non so come ne perchè ma mi esprimo, se io avessi i nervi a pezzi ne avrei di cose da dire pure di potere vedere l'alba dei miei problemi e aspettare che un onda se li porti via e allora dico: avete mia pensato perchè e così importante essere coccolati e amati da tutti e perche ci fa stare cosi bene?
A volte non ci si riflette su questa domanda e quando si sente un un ostinazione di parole ecco tutto cambia, la serenità del corpo e della mente si irrigidisce a tal punto di non ricordare piu lo stato di benessere che è l'amore verso tutti e il prossimo.

Veramente non sapendo se domattina ci sara un alba per me o un tramonto sono contenta di essermi espressa, rimango nel pensiero che volando e sognando a occhia perti il mondo abbia una luce bianca ammaliante e profonda come un mare azzurro senza l'inquinamento.

mercoledì 14 maggio 2008

|6| Di nuovo lunedì...

"la vita è troppo corta per preoccuparsi troppo"…

siamo venuti al mondo con una sola possibilità..e invece stiamo nei nostri piccoli mondi a pensare..e pensare a come potrebbe essere..non ci rendiamo conto che tutto quel pensare ce la fa scivolare via in pochi istanti..
la vita prima o poi finisce..nn sappiamo quando né dove..ma finirà.. allora chissenefrega di tutti i nostri problemini del cazzo..xkè alla fine i nostri problemi, nostri di noi che non viviamo in un paese in guerra, nostri di noi che abbiamo un tetto sulla testa e un letto sotto il culo, noi che possiamo fare 3 pasti al gg, 7 gg su 7, 24 h. su 24.. ecco, i nostri problemi non sono veri..

purtroppo ognuno è così inserito nel proprio mondo, nella propria società..che non riesce ad apprezzarne la bellezza..la fortuna..si è finita una storia, si, ho il cuore spezzato..ma vale davvero la pena di perdere tempo a piangere? Di pensare a "cosa sarebbe potuto accadere SE…"????

per noi donne è inevitabile farsi domande..xkè è insito nel nostro genoma farcele..noi abbiamo il gene del PERCHÉ e del SE, ma è INEVITABILMENTE, INCONSAPEVOLMENTE, INESORABILMENTE, COMPLETAMENTE E ASSOLUTAMENTE ( e via dicendo altri mille avverbi di modo) INUTILE chiedersi perché e percome abbiamo fatto o detto qlcs al posto di qlcs altro..tanto il mondo ha girato così..potremmo stare ore a chiederci "come sarebbe andata SE", io sn la prima a farlo..ma adesso dico BASTA.. tanto nn serve a niente..se abbiamo detto o fatto qlcs..era perché in quel momento c sentivamo di dire o fare così..e non altro.. e se qs ha portato conseguenze(perché ci sn sempre delle conseguenze) allora accettiamole..perché è così che doveva andare, PUNTO.

martedì 13 maggio 2008

|5| Non sapendo quando tornerai e se mai, io aspetto

Resto seduta a guardare fisso davanti a me, la traccia dei passi che ti hanno portato lontano.
pare che non sia mancanza di amore la tua, ma abbondanza di me.
Pare che non ci amiamo perchè sono il troppo, l'indiscutibile emblema del luogo comune, l'altra.
Triste parola, "l'altra", non ha assonanze, come invece "l'una".
Non sa di mare, non sa di estate, di baci illuminati.
E' il buio che protegge noi amanti,
noi e i giochi che facciamo per non essere scoperti.
Ci travestiamo, ci nascondiamo, corriamo a rincorrerci, e finiamo esausti.
Sembriamo ragazzi, anche se non lo siamo più.
Abbiamo in noi il desiderio di essere e l'incapacità di farci comprendere.
Se tu tornassi indietro ti direi che Ti Amo.
Che Amo il modo in cui guidi la moto e dici di essere prudente, amo il modo in cui sorridi alla gente, e amo il tuo lavoro.
Ti amo perchè, mentre tutti ti vedono come un dio, io ti vedo con il mio Re.
Se tu tornassi indietro capiresti.
Lascerei aperta la porta della mia casa, della mia città, aprirei ogni porta lungo il tuo cammino, solo per averti, e lasciarti arrivare da me.
Ma non so se tornerai e non so far altro che restare qui a scrivere di te.

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Non sapendo quando il mio compleanno possa venire lascio aperta ogni porta,
che abbia ali come un angelo oppure capelli, come paglia


Avevo detto a mia mamma di togliere gli angeli dalla porta, per favore.

Mi aveva domandato quali angeli, per favore.

Quelli là, e avevo indicato il vuoto, l'asta di legno sopra il vuoto, ma avevo gli occhi fissi. Ero attenta come lo sono i gatti coi dadi tratti e sei vite perse, una dopo l'altra. Avevo sei anni, ne avrei compiuti sette di lì a poco.

Togli gli angeli, per favore. Gli angeli sono fuori portata.

Pioveva ruggine, come ogni settembre, e io gridavo che era il mio compleanno ogni giorno, che gli angeli mi portavano i regali ogni notte, che li rifiutavo prima ancora di scartarli. Le mie nonne pregavano, dicevano: Sette e non più di sette. Io ridevo, perché non avevo tempo da perdere.

Non credo che gli angeli fossero nudi: semplicemente non perdevo tempo a guardarli, correvo per casa e se non trovavo nessuno gli lanciavo gli acini d’uva. Avevano ali come cartapesta, si bucavano con una facilità estrema.

Avevo imparato apposta a usare la fionda, ma mia mamma diceva che bisognava usare l'astuzia. Allora avevo costruito uno spaventapasseri coi capelli di paglia e la maglia sottile, con le braccia a filo e gli occhi sgranati. L'avevo messo di fronte al cancello. Agli angeli piacciono enormemente le porte. Si erano ammucchiati sulle braccia finte, cantavano gli inni.

Settembre è mese di vendemmia, aveva detto mia mamma, tocca a te scagliare la prima pietra.
Avevamo tracciato una linea a terra col gesso, non la potevi superare. Tutti miravano agli occhi sgranati, ma nessuno vedeva gli angeli. Più a destra, dicevo. Nessuno ne aveva preso nessuno. Io ne avevo buttati giù sei su sette. Una buona media, mi aveva detto l'ultimo, con la voce rotta.

I compleanni suonavano di carillon, ma non hanno più avuto quel tripudio di cori e vocine spezzate, che sbocciavano e sfiorivano nel giro di un attimo dall'alto dell'architrave.