giovedì 31 luglio 2008

Comunicazione di servizio

Siamo quasi al capolinea!
Ma solo per la possibilità di inviare i propri racconti, non per le votazioni, che resteranno aperte fino al 31 ottobre 2008.

Ma Adesso Io Il Blog e l'Informagiovani partono per le ferie, ma non prima di aver lasciato due precisazioni

  • I racconti inviati (stasera e ) domani 1° agosto dal modulo sul sito dell'Informagiovani saranno pubblicati dopo ferragosto; non vi spaventate, perciò, se non li vedete online entro breve :)
    I post giunti invece dal 2 agosto non potranno concorrere al concorso

  • I commenti su questo blog sono moderati: ciò vuol dire che non appaiono subito online ma hanno bisogno di un'approvazione "manuale" da parte dell'amministratore.
    Non c'è bisogno di mandarne 5 o 6 uguali, occorre solo un po' di pazienza per vederli pubblicati.
    E anche per i commenti vale lo stesso discorso fatto per i post, li leggeremo e approveremo e pubblicheremo solo dopo ferragosto.
Buone ferie a tutti quanti!

|37| Madre

E rimango qui, seduta. Spalle contro il muro, gambe distese sul pavimento, freddo.
Nuda, gioco a scacchi con la mia ombra. Ascolto il mare al di là del muro.
Onde in costante movimento riportano echi taglienti di maree mai vissute. E aspetto che l’acqua entri, invada questi muri, bianchi, lavi via il tuo odore, di latte rancido, di latte mai bevuto.
Rumoroso ricordo di passi raggira la mente. Mi persuado di averti qui, davanti a me. Fantasma ricomparso ad intossicare la mia gola con la tua voce, stridula.
Capita che rimanga per giorni nella stessa posizione, fino ad avere fame, sete, dolore. Fino a sentirmi viva per morte. E mi arrotolo alle lenzuola lasciate per terra ed è sempre notte ed è sempre muffa.
Lo sporco dei tuoi silenzi macchia la mia pelle. E sanguina la mano che non ti ha mai saputo toccare.
Assenza di suono, assenza di aria, di lingua al tatto educata e privata del gusto di te. Il vuoto batte in testa in ogni attimo, come incomprensibile memento chiaro solo nel tuo scopo. Vorrei oppormi, ma comprime in spazi infiniti, soffoca in ossigeno puro. Acceca di troppa luce, riflessa.
L’indifferenza sarà il pane raffermo con cui fingerò di nutrirmi.
Intanto, “Non sapendo quando l'alba possa venire lascio aperta ogni porta, /che abbia ali come un uccello oppure onde, come spiaggia” ..
Arriverà, so, il momento in cui supererò l’uscio e, armata di coltelli d’acqua dolce, ghiacciata, mi immergerò nel mare, farò l’amore con ogni sua onda fino a consumarmi, a consumare la materia con cui tu mi hai resa schiava di piombo.
E, alla fine, stremata di me, libera di te, tornerò indietro e chiuderò fuori il nulla con cui mi hai cresciuta.

|36| Emilia come Emily

***

“Non sapendo quando l'alba possa venire
lascio aperta ogni porta,
che abbia ali come un uccello
oppure onde, come spiaggia

Non sapendo quando il giorno entrerà da ogni porta
mi offro a questa vita
che abbia sguardi come un bambino
oppure cuore, come madre

Non sapendo quando la notte rivorrà questa vita
preparo il bagaglio
che abbia sogni come farfalle
oppure parole, come favole”

***

Mi guardai intorno: nessuno. Chi aveva lasciato quel libro? All’interno una dedica:
“A Emilia per sempre, Aldo”
Emilia come Emily…, ma chi era Emilia? Sì, ecco: l’anziana signora, ombrellone n.4. Capelli bianchi come neve. Quella vestita di bianco. L’avrei rivista ilmattino seguente.
Alle 8 precise arrivò in spiaggia, portamento fiero, nonostante il bastone. Le feci un cenno. Mi vide, venne verso di me. “Buongiorno” le dissi. “Buongiorno a lei cara ragazza” rispose.
“Grazie per la ragazza… mi chiamo Lucia, piacere. Prende qualcosa?”
Sedendosi, fece di no col capo. “Questo è suo?” le chiesi mostrandole il libro.
Sulle sue labbra un tremito: “Grazie, lei non sa cosa significa per me: è il regalo di un amico prezioso”. Il suo sguardo volò lontano, coi suoi pensieri, poi tornò: “E’ sposata? Ha figli?”.
“Lo ero” dissi “e sì, ho un figlio”. Come a rispondere alla prossima domanda proseguii “Eccolo, sta arrivando col padre”
Luca mi abbracciò festoso e trotterellò via a giocare.
Pino, chiaramente infastidito dalla presenza di Emilia, restò solo il tempo di farmi la solita sfilza di improbabili scuse: non poteva tenere Luca la settimana dopo. Lo ascoltai rassegnata.
Se ne andò senza nemmeno salutare. “Non sia triste”, e con la mano sfiorò la mia: “non la merita”. Aveva capito. “Non faccia come me, non rinunci all’amore: pretenda i suoi sogni, le sue favole.”
Nei giorni seguenti la cercai. Al n.4, mi fu risposto: “Ci spiace, ci siamo noi da sempre e nessuna anziana signora vestita di bianco!”
Grazie Emilia, o dovevo dire… Emily?

|35|

Sfoglio il quotidiano e mi soffermo su un titolo, lo leggo a voce alta e ti lancio un commento rapido, fingo interesse all’articolo ma sto attento a te.

Sorseggi il caffè, mi guardi severa e non parli - a cosa pensi? mi stai ascoltando? - poi gli occhi mi sorpassano e si arrestano sul vuoto della finestra; quindi appoggi la tazzina sul lavabo ed esci in giardino. Allora depongo il giornale, mi alzo e ti osservo da dietro al vetro, nascosto dalle tende.
Prendi una cesta e ritiri il bucato steso sul filo. Hai i capelli ribelli stamattina, una ciocca sfugge al fermaglio e ti scivola sulla guancia.

Se evitiamo di parlarne piano piano tutto tornerà come prima. Le cose che non si sanno con esattezza finiscono nella nebulosa dell’incerto e con un po’ di buona volontà in quella del non-è-mai-accaduto.
Avremmo bisogno di un progetto, tu e io, come quando siamo arrivati qua e abbiamo aperto il ristorante. Dovrei parlarti. Dirti: andiamo via. Ci compriamo una barca e ce ne andiamo in giro per il mondo. Apriamo un chiosco di fish & chips in ogni porto, appendiamo le lucine intermittenti e mettiamo a tutto volume i giorni pari Duke Ellington e i giorni dispari Gigi D’Alessio, la domenica li suoniamo entrambi, anche contemporaneamente.

Se sorridi, anche solo un poco, tutto tornerà a posto.

Tra poco arriveranno i camerieri e il cuoco.
Non so impedirmi di provare una fitta al ventre quando entrano. Lei non c’è. Lo so che non c’è ma continuo a vederla attraversare la porta spavalda e muoversi nella sala. Poi la fitta mi afferra più a fondo e hanno il sopravvento le immagini della stanza in penombra, di lenzuola avvoltolate, il dettaglio delle sue cosce aperte e del seno che sobbalza a ogni spinta; la testa che si piega all’indietro e la bocca spalancata in un urlo.
Stringo i denti.

Serve tempo e determinazione, è quello che mi dico, e mentre ti osservo spostare i vasi di gerani mi accendo una sigaretta. Mi trema la mano. In bocca un sapore aspro, che sa di amarezza e di marciume.

|34|

“Non sapendo quando l'alba possa venire lascio aperta ogni porta, che abbia ali come un uccello oppure onde, come spiaggia”. Così non so mai quando è l’universo dalle mille eventualità a venire a trovarmi, o se sono io, lucida sonnambula, a oltrepassare la soglia per esserne, consenziente, risucchiata.
Sta qui l’intrigo-incanto dell’alba: lasciarmi librare in volo, o inabissarmi, pungolarmi a lanciar strali o ispirarmi canti di conciliazione.
L’alba ha ricompensato la mia attesa, portandomi in dono il ricordo della soavemente caparbia creatura incontrata anni fa in un minuscolo territorio straniero incastonato a sua volta nella più nota enclave al mondo. All’epoca ero preda di un’idea fissa: ritrovare l’indaco perduto. Era da tempo che non riuscivo ad avere contatti sensoriali con questo colore fuori moda, fuori produzione, cancellato, obliterato. Avevo brandelli di ricordi, tanto persistenti quanto inefficaci.
Quel giorno, entrata da clandestina nel minuscolo regno inserito nell’enclave, fui abbagliata da un tripudio di colori insperati tra piante e fiori dall’aria esotica. Me la ritrovai accanto all’improvviso. Una barbona, pensai, nonostante il bianco impeccabile di casacca e pantaloni, quei lunghi capelli grigi striati di bianco, umili cortine di un volto appassito. Poi lei cominciò a parlare, dando luce agli occhi chiari e limpidi e voce a una storia che andava dal Belgio alla Spagna, da Roma a Parigi. Parlava di un casato nobile, di un padre diplomatico e, soprattutto, mi invitava ad essere sua ospite. I brandelli di ricordi ebbero la meglio sul timore. Andai. In quella casa spoglia c’era una cassapanca di quercia, con poche severe decorazioni a intaglio. “Aprila!” mi sentii dire. Obbedii. Quasi evocati dal mio desiderio, spuntarono i miei personali ricordi di indaco: l’abbecedario dell’infanzia, il completo perduto dell’adolescenza, il tema monocromatico di un dipinto di un’amica della maturità.

|33| Creatura speciale

Lasciare aperta ogni porta perché lei possa filtrare anche nello spiraglio più invisibile che possa esistere.
Lasciare ogni apparente sicurezza ed infrangersi come l’onda sullo scoglio, lasciando che il dolore prenda il suo respiro nel tuo corpo ed in un’assurda follia aspettare.
Aspettare che lui beffardo ti mostri i tuoi sogni andare in una direzione diversa dalla tua ed inerme alzare gli occhi al cielo.
Sta per nascere un nuovo giorno ma questo è diverso me lo sento sulla pelle.
Non è uno dei tanti che si strappa al calendario come fosse un peso, inevitabile sentenza a cui tutti siamo condannati, non me lo so spiegare ma ebbi l’assoluta certezza di vedere qualcosa di speciale, di quelle che ti capitano pochissime volte nella vita.
Vidi il cielo indossare un’alba speciale, sfumature a cui i miei occhi mai avevano assistito, cromature spettacolari ed io dentro un magico dipinto, avvolta dalla natura in una splendida cornice.
Un mondo in cui sentirmi nuovamente viva, con l’entusiasmo di un bambino, l’emozione del viaggio e la gioia immensa di aver catturato come in una fotografia l’alba di una nuova compagnia, amicizia o forse amore ma la mia porta, o meglio il mio cuore, giorno dopo giorno riemergeva dal baratro sentimentale in cui era precipitato, riaprendosi alla vita.
Mi sentivo una creatura speciale, finalmente mi era stato restituito tutto quello che mi avevano portato via. Se domani un’onda spezzasse nuovamente le mie ali, mi prometto che non perderò nuovamente quota , avrò paura , soffrirò ma non annegherò, aspetterò che passi la tempesta, che finisca la notte ed attenderò impaziente, quella visione straordinaria sospesa fra il passato ed il futuro, l’alba.

Il resto di quella giornata è come scomparso nella mia memoria ma quei pochi attimi che a me sembrarono un eternità mi restano impressi come assoluti ed originali momenti di felicità.

mercoledì 30 luglio 2008

|32|

Non sapendo quando l’alba possa venire lascio aperta ogni porta, che abbia ali come uccello oppure onde, come spiaggia.
L’Alba infatti tarda spesso. In ritardo quando ho da far presto, la chiamo e richiamo che altrimenti si fa notte. Mia madre non sopporta ancora che le dica "Esco con l’Alba". Gli articoli non vanno prima dei nomi di donna, e a sentire lei una donna non si dovrebbe neanche chiamare. C’era l’Emanuela, anche La Tanja. Poi c’è Agatella che siamo amiche da una vita, ma lei l’ho conosciuta a Catania, non meriterebbe l'articolo davanti, neanche sul giornale.
L’Alba ed Agatella non vanno d’accordo. Hanno modi diversi di vestire e questo le condiziona. So perfettamente quando Agatella aprirà la porta di casa, per il fruscio della gonna lunga, per le onde che mareggiano in ghetto, che amareggiano in pace. L’Alba invece è un po’ più respiri piano per non far rumore, ha da trovare tempo e spazio per incastrarsi lì, poi andare e tornare. L’ho incontrata per caso. Diceva: “Ma adesso io…!” mentre si strizzava in una taglia di quelle da milioni di dollari. Ha un gran paio di ali ma è come le mancasse vento netto a tenerla su, quello basso da mare che increspa la sabbia e ne fa ombra di serpe. L’Alba è un’amica di mezzo. Da tirare a riva e scoprirne il gusto di terra rossa.
Una volta le ho viste litigare, Alba ed Agatella, cartina alla mano. In certe storie c’è da perdersi, ma Agatella, che tra le due è la più concreta, avrebbe voluto rollare con il satellitare. L’alba si era agitata tanto, e presto, ancor prima dell’uso.
Come avesse scoperto l’eco,
si era risentita.

|31|

Non uscirò più. Starò immobile qui, crocefissa alla sedia di legno che fu di mia madre. Qui, senza pane, prigioniera di una guerra persa. Risuonano sordi nelle orecchie tagli di mille forbici affilate, mentre sto chiusa, sola, in attesa, col mio terrore del mondo di fuori. Nervi a pelle, capelli sugli occhi, i pensieri felini immobili chiusi in gabbie di muro e vetro. Ho visto in faccia la furia del lupo e il mio uomo sbranato a sangue vegliato dalla sua terra arata. Urla acuminate di ragazzi, ragli stolti tra carcasse scomposte, dirottano stormi di corvi neri e il cielo s’oscura di nuovo piombo.
Aspetto che scaglino le pietre. Le lancette del tempo scorrono su binari lenti. S’inceppano ad ogni stazione, ed io immobile davanti all’orologio a pendolo, scatto foto in bianco e nero al passato, gli occhi come finestrini chiusi. Dentro casa valigie a colori fioriscono tra muri imbrattati di nero fra schizzi indelebili di parole cattive. Inquieti pensieri in corsa cercano una luce a scacchi. Sono respinti indietro da ferro freddo e nemico, come animali in gabbia.
Il respiro tagliato da schegge di ghiaccio, mi alzo di scatto.
E poi mi sveglio. Le cinque passate. Il sole giocherella già da un po’ a nascondino nella vigna addormentata. Ho le lenzuola tormentate che mi annodano le caviglie e il respiro affannoso. Il cuore non ha rallentato la corsa avviata in sogno, forse pompa forte sangue ed ossigeno perché sente che la
nemica è ancora qui, fiuta l’odore acre della mia paura. Presto suonerà la sveglia e tu ti alzerai, stiracchiandoti come un gatto, e poi arriverà il tocco d’ala d’un bacio. Un altro sogno senza tempo scorre lento. Si fa strada tra voli d’api gialle, sfugge ai pungiglioni del risveglio.
Arcobaleni fioriti qua e là tendono le labbra in un sorriso,muta parola colma di segreto. Entra sinuosa a fermare il cammino del sonno, un’onda color terra al profumo di caffè.

martedì 29 luglio 2008

|30b|

Perché attraverso quella porta spero di poter volare,oltre i confini dell’orizzonte, verso l’impossibile… Scappare. Lasciare la realtà, insipida, fredda, ingiusta… fermando il presente, dimenticando tutto e tutti. In un mondo lontano. Aspetto l’alba. Quando sarà giunta, oltre quella porta, sarò libera.
Accarezzata dal quel mare di nuvole, lasciando ogni goccia di quell’immensa tristezza, sarò libera dal peso di qualsiasi pensiero. Sola. Come un granello di sabbia lontano dal gigantesco deserto. Gigantesco quanto l’infinità di quella nuova libertà. Si! Vola! Scappa! Ora sei libera, ricca solo di te stessa, puoi attraversare l’infinito e raggiungere l’immenso. Con le tue ali. Con i tuoi sogni

lunedì 28 luglio 2008

|30| Tutto mi stordisce ancora

Avrei voluto fermarla l’alba. Intrappolare il sole. Strappare le ultime stelle comparse su quel fetido orizzonte di mare. Mare. Mare libero. Mare immenso.
Mare che m’hai inghiottito l’anima. Rapita. Illusa. Derisa. Sì. Persino derisa perché avevo creduto al tuo canto stonato. Perché m’ero fatta intrappolare nella tua melensa ragnatela di spine.
I sogni si sono spezzati. Oltraggiati dai suoi passi. Quei passi che avresti dovuto cancellare, mettendo tra me e lui onde, sabbia e salsedine. Navi.
Treni. Paesi sconosciuti. Terre lontanissime.
Calpestando quest’oro leggero, il cuore immobilizzato dal dolore, ha ripreso a battere. Privo di vergogna. Custode di un’innocenza vissuta nella più turpe delle colpe. Mi sfioravi le dita col tuo flemmatico moto, rassicurandomi sull’impossibilità d’essere trovata. Ancora.
Ma le promesse si sono infrante. È tornato. Cane bastardo ha seguito l’odore della carne. La bava d’orrore lasciata sospesa nell’aria a ogni mio miserevole passaggio. Se l’è spalmata sulle braccia restituendomela in schifose carezze. In baci caldi di sangue. Il mio sangue. Il sangue che sgorga dalle ferite. Carnefice di tutte le mie sante notti. Abominevole incubo. Morte mia.
Avrei voluto gridare. Chiedere aiuto, nella stupida speranza d’essere salvata.
Peccato che la mia voce sia rimasta seppellita nella gola. Come sempre. Come quella prima volta in cui stabilì d’avermi. Ferocemente. Ho taciuto. Dio mio ho taciuto. Me lo sono tenuto nelle viscere e ho taciuto. Eppure. Eppure qualcosa s’è rotto.
Ho scorto i tuoi riflessi sul vetro dell’auto. I tremuli contorni della baia.
E mi ci sono fusa dentro. Scappando. Afferrando la pietra abbandonata sul terriccio. Non so, dove sia ora. Posso solo giurare d’essere fuori dalla prigione. Posso solo giurare che prima o poi le ali ce le avrò anch’io.
Definitivamente.

|29| “Non sapendo quando l’alba possa venire lascio aperta ogni porta,che abbia ali come un uccello oppure onde, come spiaggia.” Addio

Ma che vuol dire mi chiedo io.. e poi lascermelo così, sul comodino tra Tiziano Terzani e il bicchiere di moscato…Non ha proprio pudore!
E poi da quand’è che Emily Dickinson è entrata nelle sue grazie? Ha sempre odiato tutto ciò che non avesse risvolti pragmatici evidenti: libri, cinema, arte erano perdite di tempo! Figuriamoci la poesia! Quella cosa incomprensibile e da checca. Ho chiamato Laura immediatamente: sostiene che è una tipica reazione da uomo di mezza età affetto da sindrome di Peter Pan; inveisce contro il genere maschile, vile e puerile, ma mi assicura che presto troverò quello giusto; consiglia del gelato alla soia ipocalorico e tanta pazienza.
Essere mollata da Emily Dickinson proprio non mi va giù. Non solo perché dubito fortemente che Emily avesse scritto quelle parole per piantare l’uomo che aveva rimorchiato da McDonald grazie a squallide battute sulla dubbia provenienza del cheese burger e sulla certa destinazione di quella carne (ovvero i 3 punti G: glutei, girovita, girocoscia); bensì perché quel disgraziato ha violato ogni norma sulla solidarietà femminile!
Mollami citando Fabri Fibra, i Pooh o Califano, ma lascia stare Emily!
Nel sua totale ignoranza è riuscito a scaricarmi citando la poetessa del “Dì tutta la verità ma dilla obliqua”, che beffa!
A scanso di equivoci gli ho mandato un sms per tentare di raddrizzare la sua obliquità: Mio Livingstone, ho approfittato del fatto che ti trovassi in volo a scacazzare in casa di altre, per chiudere la mia porta che avevi accidentalmente scordato aperta.

domenica 27 luglio 2008

|28| Profondità di me

“Non sapendo quando l'alba possa venire lascio aperta ogni porta, / che abbia ali come un uccello oppure onde, come spiaggia”, e penetri nei miei sensi disseminando un calore dolce sulla pelle bagnata di rugiada. Allora potrò sorridere senza il timore di cadere vittima dell’inganno della notte, che mostra stelle ma le tiene distanti dal tocco della mano. Le insicurezze della mente troveranno risposte nuove nel giorno che viene e i miei occhi brilleranno come perle, affascinati da un mondo fino a poco prima insensibile alla fantasia dei colori.
Talvolta sono tentata di chiudere gli scuri e rimanere nell’ombra dei miei sogni, chiusa nella stanza dell’illusione di me, poi odo per caso un suono provenire da fuori e ritorno cosciente di quello che sono. Come una vagabonda esploro il mondo in un sofisticato equilibrio con ciò che è reale. Osservo immagini e raccolgo emozioni, mi lascio stupire dalla semplicità che le cose belle sanno trasmettere a chi trova il tempo per ascoltarle.
Nella lunga attesa l’anima raggiunge silenzi strazianti, ma resta immobile a saggiare ogni istante di irrequietudine per paura di perdere l’intensità di un solo raggio di luce che tra poco – o forse più, non importa – vedrà arrivare da lontano, superare le barriere dei corpi e penetrare dentro di me, come
acqua che dona purezza ai pensieri.

venerdì 25 luglio 2008

|27| Ci sono quasi sette miliardi di persone sulla terra

Sette miliardi di pedine di una scacchiera invisibile. Pezzi più o meno importanti, a cui è stato assegnato un ruolo senza lasciare possibilità di scelta. Alcuni possono muoversi solo in un verso, altri in un altro. Altri possono muoversi solo nelle caselle bianche, altri in quelle nere. Altri ancora possono aggirare gli ostacoli guadagnando terreno.
Ma indipendentemente da questo l'obiettivo è comune per tutti: cercare di fare scacco matto alla parte avversaria. Ci vuole astuzia. Basterebbero anche tre mosse per riuscire a vincere. Ma non sempre è così facile. Le pedine sono tante, troppe per agire in sintonia. Si scontrano tra loro, e basta anche solo un attimo di disattenzione per essere esclusi dal gioco ed essere costretti ad uscire dalla scacchiera. Ma una volta usciti c'è un piccolo barlume di speranza di poter avere un'altra possibilità, un'altro modo per tornare in gioco. I pedoni, i pezzi meno importanti di tutti, arrivando in fondo alla parte avversaria possono avere il diritto a richiamare nella scacchiera una pedina del proprio colore. Ma la possibilità solitamente spetta sempre a pezzi importanti.
Sorge spontaneo chiedersi chi ha deciso ruoli così ingiusti. Forse la stessa forza, lo stesso meccanismo in grado di creare tutto questo...

Tutti sono guidati giocoforza verso una destinazione sconosciuta. E aspettano aspettano aspettano che qualcuno decida per loro. Si consegnano ad un nuovo destino senza sapere ciò a cui andranno in contro. Il loro scopo è cercare di determinare la prossima mossa. E aspettare.
Saranno mai in grado di interagire e cambiare le regole? Nessuno lo sa. Ma io sono ben consapevole, che, se continuerò a muovere queste pedine su questa maledetta scacchiera, compirò anch'io ciò per cui il destino mi ha segnato. E aspetterò anch'io come tutti. Aspetterò.

|26| E per questo scrivo

Non credere, fu solo la condizione traballante della mia esistenza a spingermi a tutti quegli incessanti tentativi, di cui adesso mi vergogno, di ricomporre lo screzio insanabile tra noi, nonostante gli atteggiamenti vagamente persecutori e moralmente illeciti di cui mi facevi premurosamente oggetto nel corso di giornate interminabili.
Dipendevo troppo da te per sperare di affrancarmi da quella sorda inquietudine che mi prendeva quando mi imponevi il tuo concerto monocorde ed io, muta, riuscivo solo ad odiarti disprezzando, nella tua immagine, la stessa irrisolutezza che stava dentro di me.
La condanna del silenzio è un giogo antico e quella di dar voce alle proprie ragioni è una libertà che allora non riuscivo a permettermi, nonostante ogni giorno venisse insultata oltre alla mia persona, a cui in verità nemmeno io tenevo tanto, anche l’unica cosa che avevo sentito davvero degna in quell’anno trascorso a battagliare: la parola. Già, la parola, quella consolazione dorata a cui torno spesso, in un rituale che a volte diventa recinto, memore del fatto che in lei ci sia qualcosa da rispettare più che in me stessa. E’ una strana alchimia quella che si crea tra me, amanuense che presto la mia mano al suo spirito e lei, voce che nessuno sa bene da dove sgorghi: siamo due miserabili che altrimenti non arriverebbero a baciare la riva più alta.
Scrivere è più di un lusso e nonostante ci sia qualcosa di infantile in tutto questo - dicono che le parole non siano che l’ombra delle cose - io non demordo. E per questo scrivo, specie di notte, quando uno spiffero si infila nel rumore confuso che il vento porta da lontano ed io, non sapendo quando l’alba possa venire, lascio aperta ogni porta, che abbia ali come un uccello oppure onde, come spiaggia, affinché a frenare la mia mano, che lavora per raddrizzare il torto, sia unicamente la consapevolezza morale che rende esitanti e non la codardia che inevitabilmente arriva quando la necessità chiama.

giovedì 24 luglio 2008

|25| Noche desnuda

Tabacco dal sapore amaro. Troppo forte. Troppo aspro. Sigaretta rubata ad un passante. Niente di meglio, bisogna accontentarsi. Serata umida e lungomare deserto. Spoglio. Triste. Retrogusto amaro, come di tabacco forte, troppo aspro. Come quando si disvela una bugia e lasci scivolare una patina di sterilità sulle tenui luci dell’alba, che dischiudono porte intimidite dalla brezza marina che si risveglia, dopo una notte umida, un po’ freddina. Mi guardo intorno e percepisco solo ologrammi trasparenti che non proiettano ombre, ma sono tangibili illusioni che ti graffiano se ci sbatti contro.

Perdo l’orientamento. Sono intrappolata in un labirinto di bugie, le tue troppe bugie. Sei un uccello magico scappato da una fiaba, ricoperto di piume variopinte, soffici e dai mille colori carichi ed intensi che disegnano figure e forme astratte, ipotizzano verità e sussurrano pensieri proibiti.

Se mi pettini l’anima, verranno a galla nodi sepolti sotto acque profondissime e sedimentatesi su sabbie stordite dal tempo… non mi resta che lo spazio di un ricordo…

Ricostruire, pian piano, credendoci. Cancellare il marcio e ricominciare. Partire dalle piccole cose e ripensare la quotidianità. Ascoltare il rumore delle onde, dei pochi passi di chi passeggia lungo le strade della notte. Le voci, i respiri, le porte che sbattono. Il frigo aperto che è luce ed è fresco.
Il miagolio del gatto, le fusa. Sfogliare un libro e sentire il profumo delle pagine ruvide ed inondate di inchiostro. Un pianoforte e la canzone di quando ero bambina. Ristabilire un contatto, con me, al centro del mio nuovo mondo, indossando un vestito leggero, che mi accarezzi quando soffia la brezza marina. La luna piena e le maree saranno un rito catartico, dolce ipnosi e nuovo equilibiro. Ricominciare, dalle onde e dalla sabbia bianca della spiaggia, spalancando ogni porta, in un’umida sera d’estate.

mercoledì 23 luglio 2008

Ultimi giorni per partecipare

Sono arrivati tanti racconti-post, anche grazie al tam tam che si è creato in rete.
C'è tempo fino al 1° agosto per inviare gli elaborati, per cui mancano pochi giorni: ne aspettiamo altri!

|24| Dalla porta sei entrato tu...

...è vero..."cercando le parole...si trovano i pensieri..."...
ma...."non c è mai un perchè a un ricordo".....o forse si.....il perché c'è, ma non si vede, non si vuole vedere....si vede solo il ricordo....
Non è facile, anzi lo è fin troppo, mettermi a chiacchierare con te e, forse non volevo farlo, perché il tempo aiuta a comprimere le emozioni e a volte è difficile lasciare questa condizione.
Il "vuoto" talvolta guadagna spazio nella vita, un vuoto anche pieno di rinuncia, il vuoto del "tutto bene" o dell'"abbastanza", dove le buone maniere, la buona educazione e la razionalità aiutano a costruirsi le maschere che impediscono alla vita emotiva di entrare in sintonia col mondo.
Ma poi è necessario fermarsi ed ascoltare..ora lo faccio "nonostante tutto", ma lo faccio solo per me..non sarebbe giusto diversamente.
Domani è la festa della donna e io ho trovato due righe di una canzone di Violetta Parra, la più grande cantautrice cilena...quella raccontata nel libro "Antigua vita mia.."...quella che ha scritto "Gracias a la vida"....
mi è piaciuta....quanto adoro le persone vere e quante poche ne abbiamo attorno...
"io non prendo la chitarra per ottenere un applauso io canto la differenza tra il vero e il falso altrimenti non canto Non ci fa donna solo la natura l'essere donna è nel cuore..."

lunedì 21 luglio 2008

|23| Quando l'alba si alzerà, solo un angelo comparirà

Dopo averla letta sul libro , non ho fatto che pensarci.
Cercando di trovare i suoi significati...scoprendo poi , che avrebbe avuto significati diversi per me ogni giorno,ogni istante ad ogni occasione.
Ma io?
io cos'ero in confronto all'alba?
sembra così insignificante la mia vita,così riluttante nel trovare questo immenso crepuscolo di luce divino.
Forse è giusto trovare la speranza nel mio cuore.
E allora la mia alba, la mia luce apparirà : più brillante e immensa delle altre.
Troverò cioè che cerco.
Questo mi porterà il sorriso e da allora non potrò fare altro che essere libera,da tutto.
Sono sicura, sarà come volare.
E volerò con lui, fra le sue braccia. Non potrò restargli lontano perchè questo mi riporterà all'oscurità.
Sarà il vero amore l'aria dei polmoni miei.

Tutto quello che cercavo. Tutti i ricordi o i pensieri, saranno nulla.

In volo arriverò lontano , su di un monte. E' così che mi vedo.
E da lì guarderò la mia alba.

Ma adesso sono io: solamente io.
Come un onda uniforme che si infrange sulla spiaggia.
O come pioggia, che lava e si lascia cadere.

Dove sei mio angelo?
ti aspetto.
Ed ogni giorno guarderò all 'orizzonte...
Guarderò l'alba.
guarderò te.

|22| Chissà se qualcuno mi vendicherà

Forse sarà proprio il suo ego intenerito ad acciaccarlo. E tornerà... Adesso chiudo le porte per la rabbia, come se fosse arrivato il crepuscolo e le riapro all'alba, quando, maledizione, sarò ancora troppo innamorata. e lo aspetterò impaziente. E se domani non lo vedrò arrivare, le mie porte resteranno comunque aperte, perchè lui sappia che io sono lì dentro, ad amarlo in silenzio.
Anche se si dice che l’amore supera tutte le paure, gli uomini non si fidano.

Ci sono solo uomini che hanno paura di quello che provano. Uomini che frenano i loro sentimenti, mentre io piango per il crogiolo di emozioni che assorbe le mie forze. So che probabilmente aspetterò in eterno prima che gli uomini diventino impavidi.

Come si può dormire in una notte disperata? Attanagliata da tribolazioni, non mi raccolgo in preghiera. Cristo non ci aiuta. Cristo ci ha abbandonati 2000 anni fa, non ha senso credere in chi non esiste più. I morti non possono più cambiare il mondo, cambiano la vita di poche persone, quelle che se ne separano.
Mi prometto che sarò forte, mi prometto che non lo cercherò, ma sono una bugiarda: non è facile svuotare completamente un cuore e poi costringerlo all'apatia.

Soffro e il mondo reale ha smesso di assomigliare al mio mondo immaginifico o a quello che pensavo fosse il vero mondo solo perché lo guardavo con i miei occhi.
Il mondo reale è altro. Vero può essere per me quello che voglio finché ci credo, finché non accade qualcosa che mi convince del contrario. E quest’opera di convincimento non avviene mai con grazia e delicatezza.
No! Si è persuasi con irruenza, con spietata ironia, con irriverente sadismo.
Allora, quando penso di aver raggiunto la stabilità, quando penso che lui sia mio, riprendo conoscenza e non è così.

Teme le catene alla sua libertà, ma non capisce che una trappola ci ha già incastrati: siamo spiriti liberi inciampati in qualcosa che non possiamo spiegare.

giovedì 17 luglio 2008

|21|

E' una speranza, una dolce, splendida speranza... Se ogni persona delusa, irritata, affannata, lasciasse aperta ogni porta probabilmente l'Alba prima o poi verrebbe a stamparle un bel bacio in fronte.

Lei arriva sempre per ognuno di noi, in forme diverse, ma almeno una volta nella vita deve manifestarsi.
Che sia l'amore che credevi perduto, che sia la felicità che hai rinnegato, che sia il terno al lotto che capita sempre al tuo odioso vicino di casa.

Prima o poi l'Alba arriva anche per te. L'unico problema è che spesso e volentieri non dà neanche un colpo di telefono per avvisare e quindi capita che l'opportunità si perda. Ma Lei è giusta e paziente, se non la incontri tornerà, per darti quella luce tanto cara e tanto sfuggevole per la quale sai di vivere da sempre.

L'importante è crederci e lasciare aperte tutte le porte.

martedì 15 luglio 2008

|20|

Ci vuole un bel coraggio a lasciare aperta ogni porta, coi tempi che corrono.
Che se ti va bene invece dell'alba ti ritrovi in casa un ladro, o peggio.
Poi lo so, che si intende porta in senso metaforico, non letterale.
Ed è pure peggio, perchè un malvivente magari ti ruba l'anello della nonna, il cellulare e i pochi euro che trova nel portafogli. Ma un Arsenio Lupin dell'anima?
Lasciare che ogni persona ti sfiori, che ogni storia ti coinvolga, essere aperti all'altro, al nuovo. Che grosso rischio.
Ma a chiudere sempre a doppia mandata si rischia ancora di più. Perchè si lascia fuori anche quel tantinello di buono che ancora si può trovare nel mondo.
Perchè l'alba, si sa, mica avvisa prima di arrivare. E' un ospite inatteso, che si presenta sulla porta quando meno te l'aspetti. E se tieni la guardia alta rischi di non riconoscerlo, e di lasciarlo fuori, come fosse un venditore di enciclopedie. E poi non è mica detto che ripassi...
Io la lascio socchiusa, la mia porta. Aperta quel tanto che basta per lasciare libero accesso a chi veramente vuole entrare per scoraggiare chi, invece, in fondo non è poi così interessato a vedere cosa c’è dietro.
Con la speranza, cara Emily, che l’alba arrivi davvero.

|19| Senza fine

Costretti dalle sicurezze di un'unione apparentemente stabile ma senza più entusiasmi o liberi di muoversi come un uccello che si spinge verso l'invisibile o le onde del mare che non cessano mai il loro movimento trascinando con se ogni cosa? Dopo il buio più profondo uno spiraglio di luce illumina di nuovo la tua strada. Spesso viviamo senza godere appieno le esperienze che potrebbero arricchirci perchè il ricordo delle ferite del passato e la paura di soffrire ancora ci paralizzano. Ma il nostro destino è già scritto, qualcuno lancia i dadi per noi a che serve renderci infelici dimenticandoci di vivere? Mi hai insegnato questo col tuo essere in me come l'alta marea, tu che dopo attimi di intensa intimità e silenzi di due anime che si parlano ti allontanavi per mesi e mi lasciavi solo i ricordi delle nostre emozioni. Ma ogni volta una nuova energia nasceva in me ed ero pronta a nuovi incontri, a spingermi verso qualcosa di sconosciuto, coltivando il giardino della mia anima, cercando profumi e colori che arrivavano dai posti più lontani e misteriosi. Ti ringrazio di questo perchè è con il tuo apparire e scomparire che mi hai reso forte, che mi hai fatto capire che noi siamo quello che pensiamo, possiamo scegliere di rimanere con i piedi per terra o di volare alto, di chiudere tutte le porte, alzare muri e imprigionare la nostra anima dietro a un cancello o di intraprendere nuove strade, quelle meno battute, quelle in salita, che forse non ti porteranno mai ad una meta, ma che valeva la pena di percorrere perchè mentre camminavi eri felice. L'amore che non dai sarà per sempre sprecato, ma quello che affidi alle onde arriverà su una spiaggia lontana, dove qualcuno aspetta che la marea cambi, senza resistere alla tempesta, perchè c'è sempre il sole dopo la pioggia e una spiaggia tranquilla su cui approdare. Auguro anche a te la forza di continuare ad amare quando pensi di non riuscirci più e che non valga la pena. Grazie

lunedì 14 luglio 2008

|18| Per te

Per te che hai 15 anni e solo ieri ti portavo in grembo.
Per te che le albe che ricordi le puoi contare sulla punta delle dita.
Per te che non sapevi fino a ieri cosa volesse dire amare e oggi sei già turbata da questo batticuore.
E ti domandi se è questo il vero amore, o se basterà dormirci sopra per ricominciare.
Per te che hai ali grandi ma ancora non sai quando spiccare il volo.
Per te che vorresti rimanere ancorata alla tua fanciullezza ogni giorno più distante, e guardi con trepidazione e impertinenza l'attimo in cui vedrai una donna nello specchio e non più una bambina.
Per te che hai le amiche nel cuore, ma non sempre sei in cuore alle amiche, che qualche volta feriscono e ti senti sola, ma sei sempre pronta a perdonare, perché un'amica è per sempre e ci vuoi credere disperatamente.
Per te che non vorresti una famiglia così ingombrante, ma già sai che non potrai farne a meno, perché sono il tuo ormeggio e il tuo rifugio, tutte le volte che la tempesta della vita minaccerà di condurti lontano.
Per te che vorresti aprire il cuore, ma fai così fatica e allora ti limiti a guardarmi e sperare che io ti legga dentro, e trovi le parole che vuoi ascoltare, senza sapere se ti faranno bene al cuore.
Per te che questi 15 anni sono già ricordo e ci vorresti rimanere aggrappata come un naufrago alla sua nave.
Per te che basta un libro a illuminare la giornata, Per te che non lo sai, ma è così facile volerti bene.
Per te che leggendo queste righe ti scapperà un sorriso e la giornata di domani, avrà un nuovo significato.

|17| Sospes'appesa

Adoro.
Rimanere così. Amorfa succube impotente della gravità.

Penzolo.
Da quell’altalena di semplice corda lesa che è stata la mia culla di sempre.
Il mio allenamento per l’equilibrio.

Fluttuo.
Con scuri capelli riversi sul pavimento di tabacco sparso.
Gambe-gancio ad angolo acuto, braccia stese inermi verso il Vuoto, sangue al cervello.

Danzo.
In porzioni di arco, con moto inerte tendente al Silenzio. Alla Morte.

La mia Beretta 92 FS è lì… a pochi centimetri dalla punta delle dita.
Le bottiglie colorate momentaneamente piene di Niente sono allineate di fronte a me.
Con precisione, come un piccolo plotone di armoniche tonalità.
Riuscire a colpirle ondeggiando. Allenando le ali della vita.
La fermezza dei colpi. La mira infallibile. Il pieno autocontrollo. La determinazione. Lo slancio.

Afferro.
Quell’arma vibrante che aspetta un cambiamento.
Esito.
Perché potrei fallire. Sprecare proiettili.
Mi dico che non fallisco, NON IO.
E’ tempo di agire. Non posso più penzolare inerme fissando colori che non mi appartengono.
Voglio la loro anima luminosa, frammentarli in schegge, farli gridare di allegro dolore. Mosaicizzare istantaneamente vetro nell’aria.

Carico.
Sudo.
Tachicardia.
Pupilla-voragine s'allarga e inghiotte nel suo buio cromatismi impauriti.
Voi siete i miei obiettivi e da oggi vi faccio fuori ad uno ad uno.

Miro. Respiro. Sparo.

Giallo-gelosia-bang!-abbandonami.
Blu-salute- bang!-rassicurami.
Rosso-amore- bang!-devastami.
Rosa-armonia- bang!-invadimi.
Bianco-purezza-bang!-abbagliami.
Arancione-orgasmo-bang!-rigenerami.
Verde-speranzachetutt’involve -….. silenzio. Stasi. Morte.

Si è scaricata la Beretta.

Lacrima… Resterò per sempre un…burattino.
In attesa che Qualcuno mi dia ogni volta anima e movimenti.

venerdì 11 luglio 2008

|16| Dimmelo Luna

Parlami Luna,
se lui è con l’altra
dimmelo Luna
prima che consumi un’altra sigaretta
nell’attesa di una risposta.
Cena di lavoro?Sarà una scusa?!
La solita scusa,
perché i sensi di colpa ti annebbiano la mente, ti coprono la fantasia e allora compri frasi da film per coprire il silenzio che c’è fra noi.
Tu,Luna, nella tua solitudine
conosci le pene delle donne
non fatte solo di gonne,
ma di fuoco che dentro divampa
e l’amore è l’unica acqua capace di quietarlo.
Intanto aspetto,appesa alla finestra,
ma presto anche tu andrai
e l’alba mi sorprenderà ubriaca di nostalgia con gli occhi ancora vispi e le orecchie pronte per udire il rumore della sua auto.
Se il sonno mi dovesse rapire
Luna,segui tu i suoi passi verso me
e sussuragli che
le porte sono aperte,
il mio cuore pronto a perdonare
e in me a rifarlo entrare.

|15| Non voglio aver più fretta!

Lascio socchiuse le mie porte,
affinché tu, Amore, dolce illusione di ogni anima, possa arrivare, spalancarle e stupirmi irraggiarmi col tuo calore, sciogliere la durezza e la paura che per lungo tempo mi hanno fatto rintanare in casa.
Non voglio avere più fretta in questa ricerca, perché il tutto non sia forzato, ma solo accarezzato dalla spontaneità… Camminerò lenta sulla via per avere il tempo di lasciare una scia, avere il tempo di rifugiarmi nella mia fantasia; di far affondare il respiro
e riportarlo a galla,
di alzare ad agio lo sguardo
dedicarlo al volo di un gabbiano,
di accarezzare il cane sull’uscio della porta, di accarezzarlo a lungo e non solo sfiorarlo.
Voglio avere il tempo di passeggiare
sulle linee fresche di spuma marina,
sentirmi i piedi sposarsi col mare
e dopo un po’ lasciarmi consolare
da un raggio solare;
avere il tempo di inebriarmi
del profumo d’orchidea…
e poi al tramonto tornare al mare
accomodarmi sulla tiepida sabbia,
sentirmi coccolare l’anima
libera di perdersi nel mistero dell’orizzonte dove il sole nuovamente si dichiara al mare…
…Così lascio le porte socchiuse…
e semmai dovessi arrivare potrai prima sbirciare, vedermi danzare in silenzio e in punta di piedi,
con le ali chiuse dai miei stessi sogni che attendono la tua compagnia per spalancarle e spiccare il volo tanto atteso.

giovedì 3 luglio 2008

|14| Sospesa

Sospesa nell'aria
la mia anima attende,
prigioniera di se' stessa
e troppi giudizi.
Vento fresco
porta aria di neve,
vento fresco di sogni,
vento che respiro
che mi tiene in vita.
Sospesa nel tempo
aspetto.
Flebile voce
come un effimero fruscio
accarezza il mio essere
e slega le catene...
Pioggia scrosciante
lava il dolore...
Sospesa nell'aria
la mia anima
attende...
Luce abbagliante
o un tenue bagliore...
l'alba è arrivata
e forse sarò libera...