Avrei voluto fermarla l’alba. Intrappolare il sole. Strappare le ultime stelle comparse su quel fetido orizzonte di mare. Mare. Mare libero. Mare immenso.
Mare che m’hai inghiottito l’anima. Rapita. Illusa. Derisa. Sì. Persino derisa perché avevo creduto al tuo canto stonato. Perché m’ero fatta intrappolare nella tua melensa ragnatela di spine.
I sogni si sono spezzati. Oltraggiati dai suoi passi. Quei passi che avresti dovuto cancellare, mettendo tra me e lui onde, sabbia e salsedine. Navi.
Treni. Paesi sconosciuti. Terre lontanissime.
Calpestando quest’oro leggero, il cuore immobilizzato dal dolore, ha ripreso a battere. Privo di vergogna. Custode di un’innocenza vissuta nella più turpe delle colpe. Mi sfioravi le dita col tuo flemmatico moto, rassicurandomi sull’impossibilità d’essere trovata. Ancora.
Ma le promesse si sono infrante. È tornato. Cane bastardo ha seguito l’odore della carne. La bava d’orrore lasciata sospesa nell’aria a ogni mio miserevole passaggio. Se l’è spalmata sulle braccia restituendomela in schifose carezze. In baci caldi di sangue. Il mio sangue. Il sangue che sgorga dalle ferite. Carnefice di tutte le mie sante notti. Abominevole incubo. Morte mia.
Avrei voluto gridare. Chiedere aiuto, nella stupida speranza d’essere salvata.
Peccato che la mia voce sia rimasta seppellita nella gola. Come sempre. Come quella prima volta in cui stabilì d’avermi. Ferocemente. Ho taciuto. Dio mio ho taciuto. Me lo sono tenuto nelle viscere e ho taciuto. Eppure. Eppure qualcosa s’è rotto.
Ho scorto i tuoi riflessi sul vetro dell’auto. I tremuli contorni della baia.
E mi ci sono fusa dentro. Scappando. Afferrando la pietra abbandonata sul terriccio. Non so, dove sia ora. Posso solo giurare d’essere fuori dalla prigione. Posso solo giurare che prima o poi le ali ce le avrò anch’io.
Definitivamente.
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lunedì 28 luglio 2008
|30| Tutto mi stordisce ancora
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