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venerdì 6 giugno 2008

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La scogliera è ripida, a strapiombo sul mare, una ringhiera protegge dal burrone. Di fronte una panchina di legno dipinta di bianco, e un albero di pesco con i fiori un po' aperti; la primavera si sta annunciando.

Sono quasi le 4 di mattina ma è ancora buio. L'erba sotto i miei piedi scalzi è umida di rugiada, la sensazione è piacevole al tatto. Mi avvicino lentamente, non per timore, conosco bene il luogo, ma per assaporare a pieni polmoni i profumi della notte: l'odore del mare, dell'erba umida. Il profumo dell'alba, che mi accompagna fin da bambina, quando con mio padre ci sedevamo sulla panchina e parlavamo di tutto e di niente. Quando sono in questo luogo, faccio pace con me stessa e con tutte le mie angosce; qui mi ritrovo. Mi siedo, e raccolgo le gambe per proteggermi dal fresco della notte e dalla leggera brezza che si sta alzando. La notte è così limpida che potrei contare una ad una le stelle; alzo lo sguardo e mentalmente mi ripasso le costellazioni: l'orsa maggiore, l'orsa minore...

Alle mie spalle sento sbattere la porta aperta e all'unisono risponde l'imposta di una finestra, sembra che anche la casa voglia salutare il nuovo giorno. Mi abbraccio le gambe e aspetto. Il vento mi muove i capelli, sembra quasi una carezza, e la risacca del mare accompagna i miei pensieri. Poi all'improvviso una luce all'orizzonte. È iniziata l'alba. Lentamente diventa un tripudio di colori, le stelle pian piano si spengono e si accende il sole. Attorno a me si compongono i colori, come se una mano gigantesca di un pittore stesse dipingendo la sua tela: il verde dell'erba, il colore scuro della corteccia dell'albero, i fiori chiari, la mia pelle rosa...Il bacio del sole mi riscalda il viso.

La vita si sta risvegliando, i gabbiani salutano il nuovo giorno volando alti come una danza, liberi e senza confini. Un sospiro mi sale dal petto, mi rialzo e con lentezza ritorno verso la casa che mi aspetta come le braccia accoglienti di un amante. Un nuovo giorno è iniziato.