Enciclopediche misurazioni intorno all’asse di un pensiero piccolissimo: l’uomo fatto di terra in terra,dentro quello che chiama cosmo e non sa nemmeno quanto sia la sua dimensione.
Inventa spazi a n dimensioni e poi sa arrivarci solo con il sogno di equazioni e calcoli a lui,solo lui, sorti dentro la radice del cervello.Uno spazio spettacolo,in cui esibire l’in-finita solitudine.Per questo migra l'uomo, dentro i sogni e i segni che s-fioriscono la sua natura.Una luce nata millenni fa:son-ora,improvvisa-mente matura in una visione. Fragilissimo vaso di neutrini,un vento di semi e fantasmi: fantasia.
Giardini di scrittura da bere. Scribere: una f(r)onte sigillata e un'alba che ha in sé la sonorità del segno mentre la mente scava la roccia, con il graffio dello stilo, il prolungamento del dito, (p)arto che si fa arte. E bere, come un uccello ubriaco di cielo e di bagliori. Bi-bere: bi-be-re. La prima e la seconda sillaba, bi-be, allaga il ventricolo del ricordo, apre la porta di un verbo mare, a-mare. Li(e)be: amore. Es-pressioni del ver(b)o onnivoro dietro la porta della bocca, pronunciati entrambi sulle labbra, nell'acqua rinascente della lingua, in-contro il palato, verso ri-versato nella spiaggia dei sensi.
Dire: di-cere, serpi che si adagiano sulla sabbia della ri-va, onda dopo onda. Graffiando la tavoletta di cera graffiare l’aria o anche l’anima, o la mente, mollemente cedevole sotto l’impulso del suono aperto,in-volato come un uccello, a-lato nell’o(re)cchio, già visione e dunque anche occhio dell’io, che si beve. Bere,si,anzi bi-bere il senso sapore di quel graffio, se(g)no che nutre, ambiguo n-uovo, con-io di ombre sotto la luce, lasciato lì per terra, per in-tendere, pro-cedere, sgusciandoci la mano che scrive. In-credibili le parole!Un regno,un ragno. T e s s e n t e. E mi abito, pronta per altre albe, già sulla soglia, spalancata tra il giardino di questo globo terracqueo e il planetario di un mio globulo di sangue.
lunedì 30 giugno 2008
|13|
Pubblicato da
Informagiovani di Faenza
alle ore
14:35
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3 commenti:
Bel pezzo,un bel congegno.La scrittura sembra l'acqua che tocca la riva e ne cancella le vecchie impronte o l'alba che porta altra luce sulle ombre della notte.Una soglia aperta, dunque, come l'incipit assegnato.
Tu lasci "aperta la porta" del linguaggio stesso, per cui molte parole assumono significati diversi. Questo obbliga ad una maggiore attenzione e ad una forma di lettura multipla, per così dire. Un artificio interessante, anche se non ne abuserei :-)
Bellissima la chiusa:
"E mi abito, pronta per altre albe, già sulla soglia, spalancata tra il giardino di questo globo terracqueo e il planetario di un mio globulo di sangue."
resto attizzato dalle parole che si spaccano come cocci di argilla producendo nuovi suoni,come acqua che precipita sulle rocce o sulla riva portando con sé legni e oggetti di terre lontane, nuove luci e nuovi... soli.ah ah ah. Bel pezzo.grazie,leo
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