mercoledì 30 luglio 2008

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Non uscirò più. Starò immobile qui, crocefissa alla sedia di legno che fu di mia madre. Qui, senza pane, prigioniera di una guerra persa. Risuonano sordi nelle orecchie tagli di mille forbici affilate, mentre sto chiusa, sola, in attesa, col mio terrore del mondo di fuori. Nervi a pelle, capelli sugli occhi, i pensieri felini immobili chiusi in gabbie di muro e vetro. Ho visto in faccia la furia del lupo e il mio uomo sbranato a sangue vegliato dalla sua terra arata. Urla acuminate di ragazzi, ragli stolti tra carcasse scomposte, dirottano stormi di corvi neri e il cielo s’oscura di nuovo piombo.
Aspetto che scaglino le pietre. Le lancette del tempo scorrono su binari lenti. S’inceppano ad ogni stazione, ed io immobile davanti all’orologio a pendolo, scatto foto in bianco e nero al passato, gli occhi come finestrini chiusi. Dentro casa valigie a colori fioriscono tra muri imbrattati di nero fra schizzi indelebili di parole cattive. Inquieti pensieri in corsa cercano una luce a scacchi. Sono respinti indietro da ferro freddo e nemico, come animali in gabbia.
Il respiro tagliato da schegge di ghiaccio, mi alzo di scatto.
E poi mi sveglio. Le cinque passate. Il sole giocherella già da un po’ a nascondino nella vigna addormentata. Ho le lenzuola tormentate che mi annodano le caviglie e il respiro affannoso. Il cuore non ha rallentato la corsa avviata in sogno, forse pompa forte sangue ed ossigeno perché sente che la
nemica è ancora qui, fiuta l’odore acre della mia paura. Presto suonerà la sveglia e tu ti alzerai, stiracchiandoti come un gatto, e poi arriverà il tocco d’ala d’un bacio. Un altro sogno senza tempo scorre lento. Si fa strada tra voli d’api gialle, sfugge ai pungiglioni del risveglio.
Arcobaleni fioriti qua e là tendono le labbra in un sorriso,muta parola colma di segreto. Entra sinuosa a fermare il cammino del sonno, un’onda color terra al profumo di caffè.

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