mercoledì 30 luglio 2008

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Non sapendo quando l’alba possa venire lascio aperta ogni porta, che abbia ali come uccello oppure onde, come spiaggia.
L’Alba infatti tarda spesso. In ritardo quando ho da far presto, la chiamo e richiamo che altrimenti si fa notte. Mia madre non sopporta ancora che le dica "Esco con l’Alba". Gli articoli non vanno prima dei nomi di donna, e a sentire lei una donna non si dovrebbe neanche chiamare. C’era l’Emanuela, anche La Tanja. Poi c’è Agatella che siamo amiche da una vita, ma lei l’ho conosciuta a Catania, non meriterebbe l'articolo davanti, neanche sul giornale.
L’Alba ed Agatella non vanno d’accordo. Hanno modi diversi di vestire e questo le condiziona. So perfettamente quando Agatella aprirà la porta di casa, per il fruscio della gonna lunga, per le onde che mareggiano in ghetto, che amareggiano in pace. L’Alba invece è un po’ più respiri piano per non far rumore, ha da trovare tempo e spazio per incastrarsi lì, poi andare e tornare. L’ho incontrata per caso. Diceva: “Ma adesso io…!” mentre si strizzava in una taglia di quelle da milioni di dollari. Ha un gran paio di ali ma è come le mancasse vento netto a tenerla su, quello basso da mare che increspa la sabbia e ne fa ombra di serpe. L’Alba è un’amica di mezzo. Da tirare a riva e scoprirne il gusto di terra rossa.
Una volta le ho viste litigare, Alba ed Agatella, cartina alla mano. In certe storie c’è da perdersi, ma Agatella, che tra le due è la più concreta, avrebbe voluto rollare con il satellitare. L’alba si era agitata tanto, e presto, ancor prima dell’uso.
Come avesse scoperto l’eco,
si era risentita.

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